TUTTO SCORRE, SOTTO I NOSTRI OCCHI. MA UNO SGUARDO PUO SALVARE.

“la legittimazione degli universi simbolici bla bla…la differenza tra teologia e mitologia….bla bla” sto perdendo il filo di questo libro di sociologia. Concentrati Gaia, l’esame è il 5 dicembre. Anche se sei in stazione, su una panchina al sole, e non c’è quasi nessuno sul binario e vorresti vagare con la testa, resta concentrata. “madonna ***** e dio ****” mi giro e alla mia sinistra sbuca dal sottopassaggio un ragazzo che impreca nelle maniere peggiori. Intanto arriva il treno al binario di fronte, quello della mia compagna di università, e fa uno strano rumore. Guardo il ragazzo e penso “quanto ubriaco deve essere per imprecare cosi per uno stridolio di treno” e torno sulla mia pagina. Dov’ero? ho perso il filo….”ma cosa è successo?” “era lì! o mio dio o mio dio!” una ragazza ha gli occhi sbarrati e la voce strozzata, una signora accanto a lei le parla in modo concitato. Boh strana la gente, mi dico. Poi qualcosa attira la mia attenzione, non saprei dire quali fossero le parole ma la mia attenzione si sposta definitivamente dal libro e si concentra sulla ragazza “si è buttato sotto al treno nessuno ha visto niente” io guardo ma non vedo nulla.
Mi avvicino chiedo se sta bene, cosa è successo e lei lo ripete. Mi volto, e vedo che perpendicolare alle rotaie una testa insanguinata si sta sollevando, e un corpo cerca di muoversi. Ma il treno è ancora lì sopra, se dovesse partire gli trancerebbe la testa. Ma lui è lì ed è vivo. Non penso nulla, sento le mie gambe partire, mollo la mia borsa alla signora e mi precipito nel sottopassaggio, urlando aiuto come un’isterica. Mi infilo nel primo ufficio che incontro “c’èunsignoresottoiltrenoalbinarioseichiamatequalcunofatequalcosa!” le mie mani tremano e loro mi dicono “vada in assistenza” “cosa????????” “deve andare in assistenza, in fondo a destra”.  non ci credo . “si ma voi chiamate qualcuno!” e corro alla biglietteria superando incredule persone. Mi fermo al vetro dicendo “c’è un signore sotto un treno!” “che binario?” “il sei credo!” si rivolga in assistenza, guardi lì c’è un collega” almeno questo mentre lo dice prende il telefono, spero per chiamare qualcuno. Il collega però è in sedia a rotelle. Senza offesa, ma ho bisogno di qualcuno che possa correre lì, letteralmente. Mi accompagna alla benedetta assistenza, e ripeto tutto. Chiamano qualcuno al telefono e due persone decidono di seguirmi. Ma mentre io sto per correre loro camminano “veloci, è vivo!” ma loro vanno a passo normale. Be io vado avanti. Arrivo e sul mio binario si è creata una folla che guarda, é umano. Per fortuna durante la mia ricerca qualcuno è già arrivato, la polizia gli parla, lui si è messo parallelarmente alle rotaie e cerca di alzarsi ma non ci riesce. Arriva l’ambulanza e un infermiere si infila sotto al treno con lui. Un poliziotto ci dice di allontanarci, non c’è nulla da vedere. La ragazza gli dice che ha visto tutto, lui le risponde qualcosa e lei si allontana, da sola, in fondo alla piattaforma. Io parlo con la signora che mi ha guardato la borsa, e siamo agitate. Probabilmente quell’uomo sta morendo sotto i nostri occhi. Continui a guardare, qualcuno ti fa domande e tu rispondi, perchè cos’altro vuoi fare? Poi mi giro e vedo quella ragazza in fondo, da sola, al telefono, credo stia piangendo. Dei diecimila poliziotti, ferrovieri etc nessuno è andato da lei. Mi avvicino alla macchinetta, compro una bottiglietta d’acqua, la raggiungo e gliela porto. Non voglio essere invadente, ma se fossi al suo posto vorrei qualcuno con me. Parliamo un po’, nascondo le mani per non agitare il suo pianto, ci raggiunge la signora. Parlando scopriamo che in questi casi la famiglia del defunto, o la persona che tenta di suicidarsi dovrà ripagare a trenitalia il ritardo procurato. Risata isterica. Oltre al danno la beffa. Arriva il mio treno, mi assicuro che quella ragazza non resti sola, la dissuado dal volermi ripagare la bottiglietta d’acqua. Salgo, mi siedo nel primo posto che trovo. E alla mia destra attraverso il finestrino vedo “La scena”. Mi dico, grazie, per non averlo visto andare giù. Per essermene accorta dopo. “gli hai salvato la vita, se tu non l’avessi visto non se ne sarebbe accorto nessuno e il treno sarebbe ripartito” questo ho detto per tranquillizzarla. “per fortuna hai avuto la prontezza di reagire, io ero immobilizzata” mi ha detto la signora. Si, non credo di aver mai corso cosi veloce. Arrivo a vicenza, prendo la bici, torno a casa a mangiare. Poco, perchè ho lo stomaco chiuso, e per una volta benedico la mia dieta che prevede solo riso. E la mia giornata continua secondo i miei impegni. Come se nulla fosse. Del resto è sempre cosi, al mondo succedono cose orrende e noi andiamo avanti, perchè non ce ne accorgiamo. Perchè non ci prestiamo attenzione. Però succedono. E quando succedono a un binario da te, ti resta dentro. Mi ritorna in mente quando un ragazzo è, credo, morto nel mio autobus, stava parlando con l’amico e si è accasciato, a peso morto, occhi girati rivolti verso l’alto e sfinteri mollati. Lì pero sono rimasta impietrita, sono scesa alla fermata e ho detto al conducente “qualcuno sta male” e poi via. Stavolta ho reagito, senza pensare. Ora, mentre sto per portare giù il cane, mi chiedo che fine ha fatto quell’uomo. E’ scivolato? si voleva uccidere? era ubriaco? qualcuno l’ha spinto? e mi chiedo chi è la sua famiglia. A chi la giornata non si è svolta normalmente come a me, a chi è stato testimone, a chi piangeva e a chi piangerà davvero per quell’uomo. E se uno ci pensa vengono i brividi. Perchè scrivo tutto questo? Perchè forse qualcuno che leggerà questo post era lì. Perchè forse qualche ferroviario capirà che sì, forse voi ci siete abituati e siete distaccati, come può esserlo un medico di fronte a un corpo umano aperto, si sa, è questo che salva da certi mestieri, la distanza; ma quella ragazza in lacrime, la ragazza che urlava aiuto e la signora impietrita no, non ci sono abituate, e qualcuno avrebbe dovuto confortarle, almeno con una pacca sulla spalla. Scrivo perchè almeno qualcosa di questa mattina che era bella e piena di sole resterà. Scrivo perchè è l’unico modo che conosco per esteriorizzare le mie sensazioni.

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1 Commento

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Una risposta a “TUTTO SCORRE, SOTTO I NOSTRI OCCHI. MA UNO SGUARDO PUO SALVARE.

  1. Una storia terribile. Non so come avrei reagito in una situazione simile.Un abbraccio

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