ISTANBUL, DAY 2, SANTA SOFIA E MOSCHEA BLU

Inaugurata nel 537, fu realizzata per ordine dell’imperatore Giustiniano a tempo record: solo 5 anni 10 mesi e 10 giorni per un prodigio architettonico che vede una cupola di 32 m di diametro che culmina a 56 m da terra. Per realizzarla furono saccheggiati tutti i monumenti pagani europei e asiatici, in modo da non minacciare la pur prospera economia dell’impero, accompagnati dai materiali più pregiati e ricchi: porfido rosso egiziano,lastre di oro e argento, avorio di Efeso e Delfi etc etc
Piccola precisazione, Aya Sofia significa Divina Saggezza, non ha nulla a che fare con la Santa, anche se per assonanza quello è diventato il nome piu celebre, ma la chiesa non fu mai consacrata ad alcun santo.

L’esterno è abbastanza bruttino a mio parere, poiche i cotrafforti aggiunti successivamente per motivi strutturali rendono la costruzione complessivamente pesante e sformata. Non perdeteci quindi troppo tempo e andate nel Nartece, il portico coperto che precede la navata. Anche se le porte aperte vi inviteranno ad entrare facendovi scorgere il meraviglioso interno, resistete, perchè anche qui ci sono un paio di cose interessanti e curiose. A sinistra vedrete un passaggio che vi porterà successivamente a visitare le gallerie dove sostava il popolo mentre il sultano, tutto solo, pregava all’interno… Prestate attenzione alla fattura delle grandi porte in cedro del libano che vi conducono alla navata, sovrastate da un mosaico rappresentate la “maesta di Cristo”. E ora guardate in basso, e accorgetevi che le mattonelle di marmo verde sono scavate ai lati, a causa dello sfregamento secolare delle guardie che sostavano in quel punto.

E poi eccoci in uno dei luoghi che entra nella mia top 10 dei posti più belli del mondo. Nonostante il gran numero di turisti, il vociare, e l’affollamento, sono stata subito rapita dalla magia del luogo: le luci basse e calde come candele, tenute sospese poco più in alto della statura umana attraverso lunghissimi fili, contribuiscono a percepire la profondità della navata (un rettangolo di 80 cm per 70) e l’altezza della cupola, oltre a rendere l’atmosfera estremamente suggestiva. Sono rimasta impressionata anche dagli enormi medaglioni in legno, decorati con i nomi di Allah scritti in oro. Consiglio di continuare a guardarvi intorno, perchè bastera spostarsi di pochi cm per avere uno scorcio sempre diverso. Infatti sono impazzita facendo mille foto, per immortalare ogni singola cosa i miei occhi vedessero. E pensare che ciò che vediamo oggi non rende lontanamente giustizia agli antichi fasti, dato che il santuario venne spesso saccheggiato, sopratutto durante la quarta crociata.


 Curiosa è la storia legata alle urne di alabastro per le abluzioni. Si racconta che un contadino di Pergamo le avesse trovate piene di monete, sapendo che hanno una capacitò di 1250 l provate a fare qualche calcolo…


Cercate poi la “colonna sudante”, famosa perchè fa avverare i desideri: perchè funzioni (speriamo) dovete infilare il pollice nel buco e far compiere al palmo della mano un intero cerchio da sinistra verso destra esprimendo il vostro desiderio. Se non vi viene in mente nulla, sappiate che pare faccia passare i mal di testa e favorisca le gravidanze.

Se volete visitate le gallerie, che vengono segnalate per la presenza degli affreschi, ma io ve lo consiglio per vedere la chiesa dall’alto…non sono una grande fan degli affreschi, ma anche qui ho trovato un aneddoto: se guardate con attenzione quello con la imperatrice Zoe (appena entrati andando in fondo a destra), vedrete che il volto dell’imperatore è “diverso”…be si tratta del terzo marito, quindi sotto il suo bel faccino ce n’erano altri due, ed ecco perchè ha i bordi rovinati 😉 Si tratta dell’ultima foto prima del prossimo paragrafo

All’uscita ci sarebbe il museo gratuito con le tombe, ma non l’abbiamo visitato.
Per arrivare alla moschea blu ( Sultanhamet Camii) basta attraversare il giardino con vasche che li separa, neanche 3 minuti. 

Lì però abbiamo dovuto aspettare, perchè trattandosi di una moschea ancora attiva era occupata dall’orario di preghiera, interdetto ai non musulmani, ma ne abbiamo approfittato per riposarci nel porticato antistante. Un po sonnecchiando e un po’ leggendo ci siamo lasciati trasportare dal canto della preghiera, ed è stato un momento davvero magico, che mi ha reso felice di aver sbagliato orario ( chi l’avrebbe mai detto?!?!). 

Mi raccomando alle ragazze, prima di entrare bisogna coprirsi i capelli, le gambe e le braccia, ma vi daranno dei teli all’entrata. Come al solito dentro si trovano dei turisti che si tolgono tutto, senza considerare che si tratta di un luogo di culto, il che mi ha fatto parecchio incavolare, ma io ho mantenuto l’atteggiamento rispettoso tenendo il mio foulard addosso e limitandomi a borbottare in inglese comprensibile. Comunque! vi risparmio i miei moralismi e vi descrivo l’interno: nonostante le 21000 piastrelle in ceramica di Iznik non ho visto tutto il blu che mi aspettavo, anzi, mi ha dato un’impressione di predominanza di bianco e rosso, a voi le foto per giudicare ma a me non è piaciuta granchè, mi è sembrata fredda. Le gallerie, dove sembra ci siano le piastrelle più belle, non sono accessibili al pubblico. Anche qui, il sistema di illuminazione è composto da lampadari sospesi, come ad Aya Sofia.

L’esterno invece è estremamente suggestivo, con 4 semicupole che circondano quella centrale. Sulla guida ho trovato detto che al tramonto la pietra si tinge di color miele, ma non sono riuscita a vederlo. Ciò che però rende famosa in tutto il mondo questa moschea sono i 6 minareti, numero destinato alle moschee più sacre, una su tutte quella di la mecca. Per questo sembra che le autorità religiose fossero rimaste scandalizzate dalla richiesta specifica del sultano Ahmet I, che però regalò un settimo minareto alla moschea di la mecca, risolvendo l’inghippo.

La sera abbiamo assistito allo spettacolo dei Dervishi presso il “writers Union of Turkey”, a tre minuti dalla fermata della metro “sultanahmet” in via divanyolu n°6. Pensavamo cosi di concludere la giornata con un momento mistico. Errore. Una cosa lunghissima, una musica estremamente ripetitiva – e al mio umile orecchio è sembrata un po’ stonata- che non sapeva nè di religioso nè di turistico. Una ciofeca fintissima studiata per i turisti, e pure male. Parlo cosi perchè mio padre pochi anni fa a capadocia aveva assistito ad una vera cerimonia dei dervishi, e mi aveva fatto vedere il video…tutt’altra solfa. Ah, per la cronaca costa 50 lt a persona (intorno ai 20 euro).

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