ISTANBUL, DAY 3

Lo so, ci sto mettendo davvero troppo per finire questo diario di viaggio, ma la fortuna non è dalla mia parte!!! Pero adesso che comincia il freddino, almeno qui a Vicenza, ricordare la calda Turchia mi è di conforto…perciò eccovi il terzo pienissimo giorno di visita ad Istanbul, che prevede Dolmabache, Taksim e il bazar egiziano!


Per visitare Taksim bisogna prendere la funicolare, a cui si arriva prendendo la linea T1, attenzione che la destinazione sia Kabatsh!!! Lì vi collegherete alla stazione della funicolare che, contro le mie migliori aspettative, è al coperto, quindi niente visione panoramica 😦 Ma potete godervi la visione della ruota, protetta da dei vetri che permettono di vedere le simpatiche decorazioni…aspettate qualche minuto cosi la vedrete in azione 😀

Una volta usciti vi ritroverete nel pieno della piazza di Taksim, famosa per essere uno dei poli del divertimento della città moderna. Guardandovi alle spalle vedrete un monumeto realizzato dallo scultore italiano Pietro Canonica che commemora, non particolarmente bene a mio parere, la guerra di indipendenza. Abbiamo quindi attraversato il parco (taksim parki), estremamente verde e pulito, notando con curiosita che alcuni alberi erano stati “vestiti” con della lana colorata, ottenendo un effetto quasi alla “alice nel paese delle meraviglie”. Approfittate del bar per bere un caffè e fare la scorta per la lunga giornata che vi attenderà se seguite il mio itinerario!

Dopo aver sbagliato strada facendo un giro lunghissimo perchè ci siamo mossi un po’ a caso (il che mi ha provocato non poche crisi isteriche) siamo arrivati a Dolmabache, dove ci ha aspettato un luuunga fila al sole!! Per fortuna mio padre è un gentiluomo e mentre lui sopportava il supplizio, mia madre un po’ gli faceva compagnia e un po’ si godeva con me l’ombra di uno dei tanti alberi…lo ammetto, ho schiacciato un pisolino. Ma a questo proposito vorrei specificare che ad Istanbul un sacco di gente dorme sulle panchine (e non solo) dei parchi: ed è tutto permesso!! intanto mi stupisce la fiducia che hanno verso il prossimo (io avrei paura che mi rubassero lo zaino) e anche il fatto che non vengono guardati nè come barboni, nè come studenti cannati. Che meraviglia!!! Certo, sono anche solo ed esclusivamente tutti uomini….Tornando all’attesa della fila, se non siete amanti dello stare seduti sull’erba potete in alternativa dividervi e aspettare al bar, che si affaccia proprio sul Bosforo, ma noi ce lo siamo tenuti come posto per pranzare. Tenete conto che si entra nel palazzo a gruppi, obbligatoriamente con guida in inglese o tedesco ( evviva l’italia come al solito -.-) quindi la fila scorre ma a “scaglioni”, col rischio che, una volta fatto il biglietto, vi venga detto di aspettare un preciso orario.

All’interno del palazzo non è possibile fare fotografie, e all’entrata vi faranno infilare dei sacchettini copriscarpe per non rovinare i tappeti. La nostra guida parlava un inglo-tedesco incomprensibile, quindi abbiamo fatto il giro senza capire granchè oltre a quello scritto nella nostra guida. Purtroppo è vietato fare fotografie e filmati, quindi accontentatevi delle immagini prese da google!!
Il palazzo di Dolmabache (che significa “giardino riempito”) è una delle ultime residenze dei sultani, costruito in 14 anni per volere di Abdulmecit da italiani francesi e turchi, la cui facciata di 268 metri si affaccia meravigliosamente sul bosforo con i suoi maestosi 600 metri di cancelli bianchi che contrastano con l’azzurro tutto particolare dell’acqua. L’esagerazione è il criterio fondamentale: 280 stanze, 43 saloni e 6 hamman, costo complessivo: 5 milioni di sterline dell’epoca (sec XVII)…una sciocchezzuola!!  All’interno si trova davvero il trionfo del roccocò, e ai più sognanti (come la sottoscritta) verrà in mente il cartone della Bella e la Bestia fin dalla prima scalinata realizzata in cristalli di baccarat: cosi preziosi che una semplice fiammella li renderebbe trasparenti. Ma non è finita: colonne greche, decorazioni di foglie d’oro, balaustre in vetro e cristallo, pavimenti e tavoli meravigliosi, roccailes vittoriane, valanghe di oro argenti cristalli….ogni dettaglio curato per sconvolgere la vista di chi entra, tutto ostenta ricchezza e lusso (altro che versailles!!) Un esempio su tutti: l’hamman personale del sultano è completamente fatto in alabastro, dal pavimento al lavandino, rubinetto incluso. Ma l’estasi arriva nella sala conclusiva della visita: la sala delle udienze ampia 2000 metri quadrati circondata da gallerie con colonne e sorprendenti trompe l’oeil che ne prolungano ulteriormente  la profondità, e dal soffitto scende un lampadario di cristallo di Waterford di 4,5 tonnellate 750 lampadine dono della regina vittoria. Questa sala si affaccia sul giardino e sul cancello principale.
Si, mi sono sentita una principessa mancata!!

Dopo esserci fermati nel ristorante “Saat Kulesi Kafeterya” di cui vi avevo accennato sopra (che vale per la vista ma assolutamente no per servizio e cibo), abbiamo deciso di tornare indietro passeggiando sul “lungobosforo” ……TRAGICA DECISIONE perchè in realtà la bella passeggiata che ci eravamo immaginati non esiste! Ci siamo invece ritrovati immersi nel traffico della città camminando per ore ore in una zona sicuramente veritiera ma sporca, triste e cementosa….poi la mia attenzione è stata attirata dal museo di arte moderna: l’esibizione permanente mostra la storia della pittura turca dall’800 a oggi che non ci ha colpito per niente,mentre al piano di sotto abbiamo trovato una mostra temporanea di fotografie molto piu interessante, ma come al solito ho sopravvalutato la mia memoria e non ho segnato alcun nome. Carinissimo il negozio di souvenir!!

Cammina cammina siamo arrivati al ponte di Galata, abbiamo fatto la sosta spremuta e attraversato il ponte, a metà del quale ho avuto una crisi di orientamento pura: non capivo più quale era la sponda orientale e quale occidentale, continuavo a chiedermi ma dove diavolo sono? e dove sono stata fino ad ora? e dove cavolo devo andare??? per una che si è sempre orientata da dio, Istanbul ha messo a dura prova il mio equilibrio mentale.

Siamo poi entrati nel bazaar egiziano, famoso per le spezie. Davvero bello, molto più tranquillo del gran bazaar (ma fate comunque attenzione che se incrociate lo sguardo dei venditori è la fine) e abbiamo preso della menta, della cannella, dei pistacchi (ke dicono essere i migliori del mondo) e frutta secca varia. Si sentono moltissimi odori diversi, respirateli tutti perchè sono tra i ricordi migliori da portare a casa con sè. Abbiamo anche assaggiato i famosi dolcetti turchi, ma mi sa che avevamo scelto il gusto sbagliato perchè ci hanno un po delusi li per li, ma come vi racconterò più avanti, abbiamo avuto modo di ricrederci!! Divertente è stato che dopo aver comprato il the alla mela abbiamo chiesto al ragazzo di comprare tre di questi quadratini gelatinosi e questo, dopo essersi assicurato di aver capito bene, ci ha guardato con grande stupore, per poi alzare il coperchio e regalarceli con un misto tra tenerezza e un “ma guarda te questi turisti”.

Siamo quindi finalmente tornati al nostro sulthanamet, e ci siamo fermati a mangiare dentro l’arasta bazar in un ristorante chiamato “Mesale restaurant & cafe”, molto carino e suggestivo: potrete mangiare in maniera mediocre ma avvolti da una bella atmosfera accomodati su dei divanetti rossi mentre un dervishio (si dirà cosi al singolare??) si esibisce gratis (non come quei furboni di cui vi ho parlato QUI) e sopratutto abbiamo preso il Narghile, rigorosamente alla mela. Devo dire che non è stato cosi automatico capire quanto e come tirare, ma una volta fatto è stato gustoso e divertente!!

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2 commenti

Archiviato in Viaggi

2 risposte a “ISTANBUL, DAY 3

  1. Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

  2. bel servizio da provare, complimenti per il blog 😉 Continuo a seguirvi, aspetto con ansia nuovi aggiornamenti!!

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