#IJF13 DAY 2

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25 Aprile, giornata della liberazione (e vai col patriottismo) ma per me secondo giorno del festival internazionale del giornalismo. I temi toccati: giornalismo investigativo, la siria, girlfriend in a coma. Argomenti da poco insomma. Meriterebbero tutti un post ciascuno, è stata davvero una giornata piena, cerchero di essere esaustiva senza tediarvi troppo, ma aspettatevi un post lunghetto!! E si, sto cercando di fomentare il tag #paccatidarenzi, ma con scarsi risultati.

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Cominciamo quindi con la prima conferenza “Dati e inchieste: collaborare oltre i confini”, che mi ha finalmente rivelato il perchè a scienze della comunicazione si studi informatica documentale. James Ball (cliccate qui e apriamo le scommesse su quanti anni abbia), Friederich Lindenberg (classico smanettone tedesco, ma che ne sa a pacchi- basta vedere che cosa fa alla Open Knowledge Foundation  ) Paul Radu (che all’inizio sembrava la bestia della disney, ma dopo aver capito cosa fa alla  Organized Crime and Corruption Reporting Project mi  è sembrato molto più fascinoso) e Jack Thurston (anche lui impegnato nel settore, vedete Farmsubsidy  ) hanno imbastito un’interessante discussione su come hacker e giornalisti oggi si trovino a cooperare. Le inchieste più grosse partono spesso da scandali economici, si evolvono in inciuci politici e, ahimè, a volte criminali, e l’analisi dei dati (parliamo proprio di numeri e tabelle) spesso è il punto di partenza e al contempo la stele di rosetta. Ma se un IMG_2117giornalista ha sicuramente l’occhio per cogliere i collegamenti e gli “intramacci” che ci stanno dietro, non ha ancora le capacità per entrare in possesso di quei documenti. Ecco quindi che torna utile la caterva di link che vi ho messo sopra, e che vi invito ad aprire….c’è roba che scotta. Tracciati dei soldi pubblici, riciclaggio di denaro, distribuzione dei finanziamenti statali sono solo alcune delle mille cose che potete trovare. Personalmente non sapevo dell’esistenza di questi “magazzini” di dati accessibili a chiunque, credevo ancora nella necessita di doversi infiltrare o ingegnare alla Erin Brockovich…. e invece! ed ecco perchè, appena riprenderò le lezioni, guarderò all’informatica documentale con meno rabbia.

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Altra conferenza che mi ha entusiasmata è stata “Siria: giornalisti nell’inferno di Assad” dove Mimosa Martini, giornalista del tg5, ha ricordato il fotografo Olivier Voisin, suo grande amico, morto a febbraio proprio in Siria. Ci ha mostrato le sue ultime foto, miracolosamente scampate allo scontro a fuoco che gli ha causato la morte. Un momento toccante ma non stucchevole, che ha avviato la conversazione sul ruolo dei giornalisti nei luoghi di guerra. Amedeo Ricucci ha raccontato, riservando per sè i dettagli del sequestro, della paura che aveva quando si è recato in Siria con un progetto televisivo, del terrore nel sentire le bombe che cadevano sui tetti di Aleppo. Infine Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, ha posto l’accento sui numeri delle vittime, in particolare dei bambini.. l’emozione si è fatta palpabile. Numeri e dati concreti, con la giusta retorica che smuove le coscienze. Volete conoscerli e dare il vostro contributo? eccovi il link http://www.unicef.it/siria.
Il dibattito è stato affollato e partecipativo, in particolare mi hanno colpito due interventi: quello di una ragazza siriana, che potete conoscere tramite il suo blog , e quella di un altro siriano, Njemabd Sattar, che a proprie spese compie spesso viaggi nella sua terra natia per aiutare la popolazione, ma di lui vi parlerò più avanti, perchè siamo riusciti ad intervistarlo.

La giornata, già ricca di emozioni e di carne al fuoco, si è conclusa con la visione di “Girlfriend in a coma”, il film documentario realizzato da Annalisa Piras in collaborazione con Bill Elmmott, che l’hanno introdotto con una veloce conversazione regolata da Bruno Manfellotto, direttore dell’espresso. Che dire, se non l’avete visto vi siete privati di una gran cosa, quindi finite di leggere il mio post e rimediate cliccando qui  . Ripercorrendo il viaggio di Dante, Bill Emmott ci guida in un’analisi dell’Italia post-berlusconiana e non solo, e in 3 atti (cosi come le tre Cantiche) ci mostra il brutto e il bello del nostro paese, e soprattutto il potenziale che ha. Non voglio annoiarvi con considerazioni banali a cui arriverete da soli guardandolo, ma una provocazione ve la lancio: nella “buona” italia emergono sempre individui singoli, che con buone idee hanno avviato buoni progetti, alcuni restando in patria, altri andando all’estero. La mala italia è invece costituita da partiti e dalla criminalità organizzata, quindi da “gruppi”. Allora mi chiedo, che sia la collaborazione la chiave? noi italiani tendiamo a non supportarci, a non fare gruppo, al massimo ci mettiamo a capo di un gruppo, che badate bene, non è la stessa cosa. Possiamo ancora nasconderci dietro il luogo comune della brevità della storia come nazione unita? senza cadere nel clichè delle tante italie, io credo che il problema stia nella cultura di base, nell’individualismo che ci contraddistingue. Non dovrebbe esserci bisogno di un giornalista straniero che ci racconta quanto siamo belli e bravi quando ci impegniamo! Guardate alla criminalità 395737_10151342198407854_1839694798_norganizzata: funziona perchè è capillare, diffusa, un meccanismo fatto si di gerarchie ma di compattezza e lealtà. Poi però vediamo i giovani che si lamentano ( e mi metto in cima alla lista) che se ne vogliono andare, e all’estero lavorano in team e raggiungono il successo. Ecco, io credo che nel momento in cui davvero guarderemo oltre il nostro naso, e guarderemo al naso di quello che ci sta di fronte,forse qualcosa potrà cambiare. Sarà banale, ma l’unione fa la forza.

IMG_2148E dopo queste perle un po’ scontate da chiacchere al bar, che però male non fanno, vi invito come sempre a seguirmi sui vari social, cercate @gaiafosca e mi troverete su instagram e twitter

a presto!

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