“Her”, but also me, you..Us

Ho appena finito di vedere “her” e posso orgogliosamente dire che è uno dei film sull’amore più belli che abbia mai visto. Attenzione, non ho detto “un film d’amore” ma “film sull’amore” e se sapete cogliere la differenza, fidatevi: lo amerete.

Qualche pillola sulla trama, se volete saperne di più googlate o scaricate. Il protagonista, Theodore Twombly (interpretato da Joaquin Phoenix) è un uomo di rara sensibilità, ma solo. Non perché non abbia amici o persone intorno, la sua migliore amica abita sullo stesso pianerottolo. É solo… “dentro”. Vive in un momento non ben specificato del nostro progresso, che gli permette di avere un rapporto con la tecnologia fondamentalmente basato sull’interazione vocale. Ad un certo punto vede uno spot, (che ricorda in modo inquietante quelli della Apple) che promuove un nuovo sistema operativo con una coscienza. Insomma, un’intelligenza artificiale da installare sul computer, con cui interagire, parlare, confidarsi…un po’ come avere una persona. Ed ecco quindi arrivare nella sua vita Samantha, ovvero la voce di Scarlett Johansson. E tra i due nasce un sentimento, che diventa una vera e propria relazione, fatta di uscite con gli amici, di risate, di chicchere davanti ad un gelato e anche di sesso. Questo è quello che voglio dirvi sulla trama, non di più. Se volete, guardatevi il trailer:

Partiamo dal fatto che questo futuro non è così lontano da noi. In pratica, è la versione avanzata di Siri. Parlare con il nostro telefono/computer (perché  ammettiamolo, la differenza tra questi due dispositivi è ormai sottilissima) non ci sembra una cosa così assurda, anzi. Il numero delle nostre interazioni con i telefoni spesso è superiore al numero delle interazioni con persone reali, e a volte, spaventosamente, le troviamo più appaganti.

Ciò che ho trovato stupendo è il modo in cui Spike Jonze ci parla dell’amore, che si avvicina molto alla visione che ho io, e che mi sono trovata a spiegare non molto tempo fa davanti a due caffe americani in un bar giallastro, anche se il tema in quel caso era il rapporto che abbiamo con l’omosessualità. Però ci sta anche in questo contesto, e mentre ve la spiego, ascoltate questa canzone degli Arcade Fire, ve lo chiedo come favore personale.

Mettiamola così, per me la magia dell’amore è come il fascino delle lucciole. No, non quelle che battono, quelle che volano. Siete al buio, non vedete granché, avete paura di inciampare su qualcosa che non vedete e rimanere lì feriti senza che nessuno se ne accorga. Poi vedete una piccola cosa che fluttua, una piccola luce. Si muove, appare e scompare, sfugge non solo alla vostra vista ma anche al vostro controllo. E quindi la inseguite. Ma è sempre buio, andate ancora a tentoni, e la paura di inciampare c’è ancora, ma il fascino e la voglia di vedere meglio quella luce fanno passare il resto in secondo piano. La inseguite ancora e ancora, magari ne vedete più di una e questo vi confonde. Inseguite inseguite, ma il rumore che fate e la vostra fretta le fa allontanare. Finchè stanchi, vi arrendete, vi fermate e magari vi sedete. Ed ecco che allora quella luce si avvicinerà a voi, magari insieme a tante altre ancora. All’improvviso non è più buio, siete circondato da così tante piccole luci da sembrarne una sola. Non c’è nessun rischio, nessun inciampo. Solo lo stupore e la magia. Non vedete bene l’insetto (e qui partiva il discorso sull’influenza della preferenza sessuale sull’amore per l’anima, ma è un’altra storia), e se vi concentraste su quello vedreste una cosina nera e bruttina, quindi meglio non soffermarcisi. La luce alla fine del loro corpicino è molto più interessante. Nella mia testa tutto questo avviene in una sera di prima estate vicino ad un lago. Per me non è solo un’immagine, non è un’invenzione, ma un ricordo.

Voi riuscite a immedesimarvi in questa scena? ecco, allora capite il mio modo di amare.

Cosa c’entra tutto questo con “Her”? è presto detto. L’amore tra Samantha e Theo è pura anima, non c’è corporeità anche se c’è intimità. La scena della prima volta in cui fanno l’amore è intensissima, e riusciamo a viverla sia attraverso Theo, sia attraverso di lei, quando lo schermo diventa nero noi siamo lei, senza corpo, senza immagine. Nel momento in cui cercano di immettere la corporeità nel loro rapporto, questo si incrina, perché amare è essere se stessi, non si può fingere di essere altro, sopratutto se questo “alter” e ciò che pensiamo che l’altro voglia da noi.

Quando Samantha decide di essere se stessa, e di esplorare la sua realtà invece di fingersi una persona dietro ad un ipotetico telefono, il rapporto fiorisce di nuovo, e i due si amano anche più di prima.

Però, in ogni grande emozione, c’è sempre un lato bello ed un lato brutto. La bellezza di vedere chi ami trasformarsi in ciò che vuole essere e vederla sbocciare si accompagna al pericolo che voli via. Qualcuno diceva che amare significa lasciar andare, mettere l’altro prima di noi e prima della nostra esigenza di averlo. Ed è vero. Poi quando lasci andare e vedi che si sta andando nella stessa direzione, beh lì allora si è vinto il supernalotto.

Ed è questo che Theo capisce alla fine della sua storia con Samantha, capisce perché il suo matrimonio era finito, capisce perché amerà sempre Catherine, la sua ex, senza amarla più.

Dopo aver scritto lettere tutta la vita per degli sconosciuti, scrive una lettera per se stesso, e la indirizza proprio alla ex moglie:  (SPOILER ALERT)

“Cara Catherine,

Sono qui seduto a pensare a tutte le cose per cui mi piacerebbe chiederti scusa…Tutto il dolore che ci siamo causati. Tutte le colpe che ti ho dato. Tutte le cose che avevo bisogno che tu dicessi e che tu fossi…Mi dispiace per questo.

Ti amerò per sempre, perché siamo cresciuti insieme, e mi hai reso quello che sono oggi. Voglio solo che tu sappia che ci sarà sempre una parte di te in me, e te ne sono grato. Chiunque tu diventerai, ovunque tu sarai nel mondo, ti mando il mio amore.

Per la mia amica fino alla fine.

Con amore, Theodore”

Tutto questo discorso vi sembra un controsenso?

Allora guardate il film, poi ne riparleremo.

E se invece l’avete già visto, ditemi la vostra qui sotto, non vedo l’ora.

Annunci

1 Commento

Archiviato in Film, Musica, Vita

Una risposta a ““Her”, but also me, you..Us

  1. Pingback: are we HUMANS… |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...