Europa sì, Europa no, la terra dei cachi

Domenica si andrà a votare. Niente se forse o ma. Si va, punto. Ci lamentiamo in continuazione che la politica non funziona e che non rispetta il volere della maggioranza. Beh esiste un modo per cambiare le cose: è il voto. Orientarsi tra mille discorsi è spesso però complicato. Ho cercato quindi di creare una piccola “guida” alle elezioni di quest’anno. Ciò che è importante specificare è che il meccanismo delle politiche europee è simile ma differente dalle normali politiche: noi mandiamo lì qualcuno che rappresenta la nostra nazione e quindi le scelte interne, che si dovrà coordinare con chi fa lo stesso per gli altri paesi. Non è come mandare il rappresentante regionale in parlmento. Quindi ciò che serve è capire l’orientamento che i candidati vogliono portare a Bruxelles, ma non esiste una programmatica specifica come quelle che sentiamo ogni 5 anni per il “rinnovo” in quel di Roma.

come si vota? guardate questo velocissimo ma chiarissimo video di mtv 

Detto questo, partiamo dalle basi e dalle parole chiave che sentiamo nominare in tutti i “programmi”

FISCAL COMPACT

Trattasi del  Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea, che stabilisce una serie di norme comuni unite a vincoli economici con l’obbiettivo di contenere il debito pubblico di ogni paese. Chiaramente questo ha comportato, ideologicamente e materialmente, una cessione della sovranità nazionale economica al coordinamento europeo. É uno dei baluardi della cosiddetta politica dell’ “austerità”. E stato firmato da 25 paesi il 2 marzo 2012, quindi in un periodo nero dell’economia europea dove i paesi mediterranei dovevano far fronte a una crisi di dimensioni bibliche, che li obbligava a indebitarsi e alzare esponenzialmente i tassi di interesse degli investitori. Queste dinamiche producevano (o producono?) un effetto a catena, portando il problema fuori dai confini nazionali (vedi caso della Grecia) e portandolo sul tavolo dell’unione europea che messa alle strette ha reagito con questo trattato. Molti esponenti politici che al tempo firmarono l’adesione per l’Italia si sono poi pentiti pubblicamente. Ma esattamente cosa prevede questo trattato? i cardini principi sono 4, come ben riassunto da “IlPost”:

– l’inserimento del pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite) di ciascuno Stato in «disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale» (in Italia è stato inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo 81 approvata nell’aprile del 2012);

– il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” – quindi non legato a emergenze – rispetto al PIL;

– l’obbligo di mantenere al massimo al 3 per cento il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht;

– per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. In Italia il debito pubblico ha sforato i 2000 miliardi di euro, intorno al 134 per cento del PIL. Per i paesi che sono appena rientrati sotto la soglia del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL, come l’Italia, i controlli su questo vincolo inizieranno nel 2016. (Attenzione, per PIL si intende il PIL nominale, cioè PIL reale+Inflazione)

Le posizioni politiche a proposito di questa “mannaia”, come è stata spesso definita, ruotano intorno alla ridiscussione del tetto del 3% che vede allinearsi sullo stesso fronte tutti i partiti in campo, ovvero Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, Lega Nord, Tspiras e Scelta europea. In particolare,  Beppe Grillo scrive che il m5s  «cancellerà» il Fiscal Compact, che «in mancanza di una fortissima crescita taglierebbe la spesa pubblica dai 40 ai 50 miliardi all’anno per vent’anni», e molti altri politici l’hanno seguito a ruota. In realtà non è proprio così, perché  il Fiscal Compact non “impone” nessun taglio della spesa pubblica né obbliga l’Italia a fare tagli anche solo vicini ai 50 miliardi all’anno perché, come dichiarato Davide Maria De Luca  <<quello che le regole del fiscal compact ci impongono di ridurre è il rapporto tra il debito pubblico e il PIL. Se ripaghiamo il debito, agiamo sul numeratore, diminuendolo. Per ridurre il rapporto si può però percorrere anche un’altra strada: alzare il denominatore», cioè aumentare il PIL>> a questo proposito, la BCE sta spendendo molto per mantenere l’inflazione al 2%, permettendo quindi l’aumento proporzionale del PIL nominale in ciascun paese. Il problema si pone nel momento in cui , andando contro le rosee previsioni dell’ISTAT, l’Italia non riesca a aumentare il PIL investendo su politiche di crescita e contemporaneamente si verifichi una deflazione generale.

TOBIN TAX

Trattasi della tassa sulle transazioni finanziarie ideata nel 1972 dall’economista James Tobin, premio Nobel, in passato professore del premier Mario Monti. L’economista aveva immaginato l’applicazione di un’aliquota tra lo 0,1% e l’1% sulle transazioni in valuta straniera con il triplice l’obiettivo di frenare la speculazione, stabilizzare i mercati e raccogliere nuove risorse utili per obiettivi globali. Alla fine di settembre l’Unione Europea ha proposto di applicarla nei paesi dell’Eurozona, per garantire introiti medi annui di 166 miliardi di dollari. Perché l’applicazione di questa tassa funzioni, dovrebbe essere adottata da tutti i paesi senza esclusione, e mantenendo delle percentuali di aliquota pressoché uguali. Secondo il giornale “IlSole24Ore” <<La tobin tax potrebbe portare delle risorse spendibili per frenare l’emorragia dei debiti sovrani dell’Eurozona che per i Paesi più colpiti, fra cui l’Italia, vuol dire alti interessi sul debito e difficoltà delle banche a sostenere le imprese che, di conseguenza, perdono competitività nei confronti di aziende che operano in Paesi che pagano tassi bassi per finanziarsi (Germania, Austria, Olanda, Regno Unito, Inghilterra, ecc.).>>

A favore di questa tassa sono i seguenti partiti: PD, M5S, FDI, Lega Nord, Tspiras

I rimanenti FI, NCD, e Scelta Europea invece si oppongono.

EUROBOND

La logica degli eurobond deve essere ricontestualizzata all’estate 2011, quando la crisi stava facendo perdere fiducia dei mercati nella solidità e nella tenuta dei conti di alcuni governi europei, in primo luogo la Spagna e l’Italia. Questa mancanza di fiducia ha portato alcuni governi ad alzare il rendimento dei loro titoli obbligazionari, ovvero il guadagno promesso per il futuro agli investitori, per ottenere il prestito dei soldi necessari per finanziare il debito pubblico. Così, mentre la Germania vende i suoi titoli di stato decennali (i Bund) promettendo un rendimento di poco superiore al 3%, l’Italia ha dovuto spesso superare il 6% per i BTP a dieci anni (la differenza è il famoso spread, lo scostamento dei rendimenti dei rispettivi titoli di Stato da quelli della Germania considerati l’indicatore di riferimento).

Il progetto dovrebbe andare a favorire i paesi in crisi, che dovrebbero pagare meno, penalizzando i paesi dell’Eurozona con un rating “AAA”, tra cui Olanda, Austria, Finlandia, Lussembrugo e soprattutto Germania e Francia. Non a caso la Merkell è l’oppositrice più accanita.

L’introduzione degli eurobond è sostenuta da tutte le forze italiane candidate. Attenzione, sono sostenute anche dal movimento di Grillo…che però propone anche di uscire dall’Euro (?????). Anche il Pd si è contraddetto, dichiarandosi formalmente a favore ma definendo gli eurobond “un’opzione non realistica”.

Altri temi “caldi” per queste europee sono:

USCITA DALL’EURO 

Non è che ci sia granché da spiegare sul fenomeno in sé. Una delle posizioni più estreme è quella del Movimento 5 Stelle, che da quanto si legge nel programma ufficiale vuole <<ridiscutere molti trattati che vanno contro il cittadino e la sovranità popolare. Se l’Europa non vorrà ridiscutere, a quel punto il M5S chiederà il referendum […] (che) consentirebbe agli italiani di valutare le ragioni del Si e del No. >> . In generale, è opinione diffusa che ritornare alla lira ci renderebbe più competitivi. Secondo un’attenta analisi de “IlFattoQuotidiano” è evidente che, a livello globale,  i vantaggi del mercato Europeo sono dovuti alla collaborazione tra i paesi, poiché è qui che maggiormente si è integrata la produzione regionale tra paesi, Italia inclusa. Altro fattore da considerare è che la maggior parte delle esportazioni italiane verso, ad esempio gli Usa, sono intermediate da altri paesi: sempre facendo riferimento all’articolo sovracitato (che trovate qui), in particolare molte nostre merci passano per la Germania. Uscire dalla “catena” è molto semplice, ma gli effetti negativi sovrastano quelli positivi. La lira non sarebbe una moneta forte, quindi non sarebbe competitiva, e voi direte “ma se costiamo meno attiriamo investitori” ma non concentratevi solo sulle esportazioni, ma anche sulle importazioni, il cui peso economico ci schiaccerebbe.

Esprimerete un appoggio all’uscita dall’euro votando M5S, FDI, Lega Nord.

GESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE

Se l’argomento dovesse interessarvi, fatemelo sapere nei commenti. Ho scritto la tesi su questo, quindi sono disponibile ad approfondire l’argomento. Ecco le pillole base: attualmente vige il regolamento Dublino II che impone di richiedere il visto nel paese in cui si arriva/sbarca, anche se l’intenzione è attraversarlo per raggiungere il nucleo familiare in altri paesi europei. Chi più chi meno, ma sappiamo tutti cosa comporta questo in un paese come l’Italia, così come siamo tutti consapevoli della necessità di rinnovare la gestione dei flussi migratori. Per lo più tutti i candidati si proclamano a favore di un coordinamento a livello Europeo. Il Partito Democratico invita l’UE a gestire <<direttamente e meglio le politiche di mobilità delle persone, fissando principi e condizioni comuni per l’ingresso per lavoro, studio, ricerca, con attenzione ai bisogni del mercato del lavoro ma facendo perno sui diritti umani e dei migranti>>. Promuove poi <<l’estensione dell’accesso alla cittadinanza per i bambini nati in Europa da genitori stranieri (lo ius soli europeo) o per i residenti di lunga durata>>. Posizione teoricamente sostenuta dai 5 stelle, stando pero a dichiarazioni di Grillo durante i comizi, perche nei loro famosi 7 punti non esiste alcun diretto riferimento al tema dell’immigrazione.  Forza Italia invece lancia degli slogan abbastanza vaghi come <<Revisione del regolamento di Dublino 2, dei criteri di accoglimento e distribuzione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, anche ponendo la questione del Mediterraneo fra le priorità del Semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Ue>>. Si ok, ma revisioni in che direzione? E poi c’è la Lega Nord, che neanche c’è bisogno ve lo dica, urla all’invasione, manco fossero gli Unni. Ma ogni posizione è degna di rispetto (….), ed effettivamente il richiamo ad un’attenzione europea che aiuti l’Italia nel gestire in flussi in entrata non è affatto campata per aria. Peccano sul solito discorso del respingimento. Filone seguito anche da Angelino Alfano che inneggia <<meno clandestini e più sicurezza>> mantenendosi sempre nella cornice del coordinamento europeo.

In conclusione: come detto in apertura, sta tutto nel capire gli orientamenti, non esistono programmi con punti specifici. Si tratta di votare qualcuno che sia credibile ai nostri occhi (si potrebbero andare a spilucchiate i programmi delle scorse elezioni per vedere chi ha detto cosa e chi ha fatto cosa…) e che sappia rappresentare la dignità del nostro paese, spesso minata nel contesto internazionale. Fatevi delle domande molto semplici: Mi fido ancora di questo tizio? se la risposta è si, beati voi sognatori. Se la risposta è no, allora guardate ai “nuovi”, e non mi riferisco solo ai 5 stelle. Di sicuro è importante che l’Italia si ponga in una posizione di rinnovamento, ma non scordiamoci che deve essere coordinata con una politica nazionale efficace ed efficiente, il che vi porta ad un ulteriore domanda: Voglio sostenere il governo che ho nel mio paese?

Se volete leggere con i vostri occhi, ecco i link dei programmi delle principali forze in campo:

Partito Democratico: https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/programma%20pd%20europa_DEF_Layout%201_1.pdf

Movimento 5 Stelle: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/cinisellobalsamo/assets_c/2014/05/7-Punti-Per-L’Europa-Esteso-33478.html

Forza Italia: http://www.ilmattinale.it/wp-content/uploads/2014/05/1811.pdf

Lega Nord:  http://www.leganord.org/index.php/component/phocadownload/category/194-programma-elettorale-europee-2014?download=1178:programma-elettorale-europee-2014

L’altra Italia con Tspiras: http://www.listatsipras.eu/chi-siamo/programmanew.html

Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano: http://www.nuovocentrodestra.it/wp-content/uploads/2014/05/Europa_Programma_sintetico.pdf

Fatemi sapere come è andata, se vi va. Spero saremo ancora qui a discuterne una volta chiuse le urne.

 

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